Transizione energetica in Sardegna: un futuro 100% rinnovabile è possibile!
Grande successo per il convegno organizzato dal Coordinamento FREE, un appuntamento chiave che ha aperto un vivace dibattito sul futuro energetico della Sardegna. Durante l’evento è stato presentato lo studio realizzato dal Politecnico di Milano, insieme all’Università di Padova e all’Università di Cagliari, intitolato “Analisi di possibili traiettorie per la transizione energetica in Sardegna”. Il rapporto ha illustrato in maniera chiara e rigorosa che raggiungere una Sardegna alimentata interamente da fonti rinnovabili non è solo un sogno, ma un obiettivo concreto e sostenibile.
Quale futuro vogliamo? Gli scenari a confronto
La ricerca ha esplorato diverse strade verso la sostenibilità energetica: dallo scenario ideale del 100% Fonti Energetiche Rinnovabili (FER), che prevede l’abbandono definitivo del carbone e dei combustibili fossili, a scenari intermedi con un ruolo ancora presente del gas metano per specifiche esigenze industriali, come quella del polo dell’alluminio. Lo scenario totalmente rinnovabile emerge non solo come fattibile, ma anche altamente conveniente: promette di tagliare le emissioni di CO2 del 62% rispetto al 2020, di abbassare significativamente i costi in bolletta per famiglie e imprese e di occupare appena lo 0,4% della superficie agricola disponibile.
La posizione dell’assessore Cani: un freno alla transizione?
Durante il convegno, ha suscitato grande perplessità l’intervento dell’assessore all’Industria della Regione Sardegna, Emanuele Cani. L’assessore ha parlato di una “transizione giusta”, della necessità di una regia regionale sugli impianti FER e del coinvolgimento dell’Università di Cagliari nel Piano Energetico Regionale Sardo (PEARS). Tuttavia, tra ciò che si promette e ciò che si realizza il divario è enorme. La giunta di cui l’assessore fa parte ha approvato nel dicembre 2024 una legge regionale che di fatto vieta l’installazione di nuovi impianti FER in tutta la Sardegna (legge destinata a essere dichiarata incostituzionale). La stessa giunta rivendica competenze esclusive su una materia, l’energia, che invece è concorrente tra Stato e Regioni e per la quale esistono precisi obblighi comunitari da rispettare per evitare procedure d’infrazione. Cosa ancora più grave, questa giunta sta attivamente lavorando alla stesura di un DPCM che rischia di condannare la Sardegna a ulteriori 30 anni di dipendenza dai combustibili fossili, tramite la metanizzazione dell’isola.
Gas metano: una scelta incoerente e rischiosa
Secondo l’assessore la Sardegna dovrebbe investire in infrastrutture per il gas per almeno altri 30 anni. Questa scelta è chiaramente anacronistica e in netto contrasto con gli impegni di decarbonizzazione definiti a livello europeo e nazionale. Puntare oggi sul metano significa rischiare investimenti miliardari, a spese di tutti i cittadini, destinati rapidamente a diventare obsoleti, compromettendo irreparabilmente la strada verso una vera sostenibilità energetica.
Per una Sardegna pioniera nella sostenibilità
La nostra associazione ribadisce con forza l’importanza cruciale di scegliere subito la strada delle rinnovabili, evitando qualsiasi passo indietro che rischi di rallentare o compromettere la transizione ecologica ed energetica. Le istituzioni regionali devono adottare scelte coraggiose e coerenti con le evidenze scientifiche e con gli obiettivi globali di sostenibilità.
La Sardegna ha oggi l’opportunità straordinaria di essere un esempio per l’intero paese, diventando un modello virtuoso di energia sostenibile capace di garantire benefici economici, sociali e ambientali per le generazioni presenti e future.
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