Qualche giorno fa Emanuele Cani, assessore all’industria della Regione Sardegna ha concesso un’intervista a La Nuova Sardegna. Cani fa il punto su Pears, il piano energetico regionale, che entro pochi mesi dovrebbe vedere la luce grazie anche alla fattiva collaborazione dell’Università di Cagliari.

Abbiamo scelto di commentare alcuni virgolettati dell’Assessore e già vi sveliamo che su alcuni siamo totalmente d’accordo.

Piano energetico, l’assessore Cani: «Dobbiamo eliminare la dipendenza dal carbone» – La Nuova Sardegna

L’Assessore quasi all’inizio dell’intervista afferma

“Era uno strumento fermo al 2016 (il PEARS NdR). Aveva una visione che doveva essere aggiornata dal punto di vista normativo, ma purtroppo nel passato non è stato fatto, anche perché i tempi sono cambiati”.

Si riferisce alla transizione energetica? (chiede il giornalista)

«Si certo- risponde- Cani  quella giusta. Dovremo superare il carbone e dovremo farlo con un mix di produzione energetica che comprenda l’uso di più fonti di produzione, ci sarà bisogno del metano per il comparto industriale per una fase transitoria ma dobbiamo guardare soprattutto alle rinnovabili con particolare attenzione per l’auto consumo »

Ovviamente concordiamo sul tema dell’abbandono del carbone (prima è meglio è) ma ci permettiamo di dire che il metano inteso come necessità per il comparto industriale (energia termica ad alta temperatura) può essere fornito alle aziende anche senza rigassificatori da installare al porto di Oristano ed a Porto Torres. Basterebbe installare nel Sulcis dei depositi costieri (sul modello di quello presente a Oristano) che forniranno quasi in loco l’energia termica ad alta temperatura necessaria. Ci chiediamo anche perché non venga preso in considerazione il gas già gestibile in Sardegna dal deposito costiero di Oristano che, ci risulta, lavori con volumi molto al di sotto delle sue potenzialità a causa di mancanza di domanda.

Siamo ovviamente d’accordo anche sulle rinnovabili e anche sull’autoconsumo. Sull’autoconsumo ci permettiamo di dire all’Assessore che va benissimo installare i pannelli sui tetti ma, crediamo, e lui immaginiamo lo sappia già, che se anche riempissimo di pannelli i tetti di tutta la Sardegna non saremo autosufficienti. Ci chiediamo anche se la recente iniziativa della Regione per finanziare a fondo pressoché perduto l’installazione dei pannelli solari per autoconsumo non faccia crescere i prezzi dei pannelli e degli installatori. Qui solo il tempo potrà dirlo.

Il giornalista chiede:

Sul tema del carbone la strategia è chiara

Emanuele Cani risponde:

“Dobbiamo chiudere le due centrali. L’aggiornamento del piano ci dirà quale sistema di produzione possa offrire le maggiori garanzie sulla tenuta delle rete quando abbandoneremo il carbone”

Chiudiamole finalmente. Siamo l’unica regione italiana che ha due centrali a carbone sul territorio.

Il giornalista continua:

Prima ha parlato di metano, un tema che ha diviso Pd e M5s, soprattutto quando si parlava di dorsale. Ci sono novità?

La risposta:

«Abbiamo superato questi problemi e puntiamo su un’ipotesi che è già al vaglio di Palazzo Chigi. Useremo il metano riducendo al minimo le infrastrutture con due navi gasiere ormeggiate a Oristano e a Porto Torres che saranno collegate ad altrettante reti di distribuzione per il sud e per il nord dell’isola»

Su questo ci dispiace siamo contrari non solo per i motivi di cui sopra ma anche perché scavare una trincea per posare un tubo non è sicuramente un procedimento veloce e consuma il territorio (metri delle fasce di rispetto, fasce di asservimento che toglieranno suolo agricolo, ecc.)  e, in più, ricordiamo all’Assessore che chi scava una trincea per posare un  tubo non compensa per legge i danni fatti (al contrario di chi fa le rinnovabili). Pertanto le comunità locali non avranno alcun vantaggio se non, forse, una ricaduta occupazionale transitoria. E ci auguriamo vivamente che gli occupati non provengano da altre regioni ma siano sardi.

Il giornalista continua:

Rimane la questione più dibattuta: le rinnovabili. Il “nuovo” Pears prevede quote di eolico o fotovoltaico?

Risposta:

«Non esistono quote prestabilite tra eolico e fotovoltaico. L’unica riguarda il burden sharing (la condivisione degli oneri, ndr), stabilito per la Sardegna in 6,2 Gigawatt. Anche in questo caso il piano energetico ci darà un dato scientifico preciso e attendibile rispetto al fabbisogno della Sardegna e a quanta energia la nostra rete può sopportare».

Qui attendiamo di sapere dall’Assessore ma anche da Alessandra Todde come la Regione Sardegna raggiungerà  i 6,2 GW di nuove rinnovabili a partire dal 2022. Nessuno si è espresso ufficialmente su questo.

Due nostre note infine sulle centrali di Portovesme e Fiumesanto citate nell’intervista.

Per Portovesme l’Assessore dice: ” per quanto riguarda Portovesme, l’ENEL non ha manifestato alcuna disponibilità alla riconversione della centrale».

A noi risulta che l’ENEL non bonifichi il sito della centrale una volta che chiuderà e che non abbatta neanche il camino di scarico dei fumi. Ci risulta anche che sul sito l’ENEL costruirà un impianto BESS che darà lavoro a pochissime persone del posto. No sarebbe infine  prevista una riqualificazione delle professionalità che lavorano alla centrale una volta che questa verrà chiusa. Diciamo che forse questa chiusura l’Enel poteva gestirla meglio…

Per quanto riguarda Fiume Santo («Su Fiume Santo esiste una proposta di riconversione formulata da EP dice l’Assessore) pensiamo che si stia cercando di far passare l’idea che la riconversione a gas serva alle industrie del luogo mentre invece agli addetti ai lavori è noto che la riconversione a gas di Fiumesanto non farà altro che mettere in circolo altra energia elettrica ma non energia termica necessaria alle industrie.- L’energia elettrica che sia prodotta da gas o da rinnovabili è la stessa: non sarebbe meglio produrla senza dover importare materia prima e senza continuare a bruciare combustibili fossili? Noi crediamo che  Porto Torres abbia già pagato abbastanza in termini di salute dei suoi abitanti.

Segnaliamo infine che uno studio recentemente pubblicato realizzato dal coordinamento Free di cui fanno parte le università di ingegneria di Milano, Padova e Cagliari dimostra che la Sardegna non ha bisogno di gas per la sua transizione energetica  anche perché il gas, la Sardegna, non lo ‘produce ma lo importa, a caro prezzo, o da paesi canaglia o dagli USA che ricattano l’EU con contratti capestro imposti dall’amministrazione Trump. La Sardegna è invece ricca di sole e di vento e queste risorse potrebbero bastare ed avanzare per rendere la nostra isola autosufficiente o addirittura esportatrice (a pagamento e con ricadute tangibili sul territorio sia ben chiaro questo) di materia prima.

Ci piacerebbe avere la possibilità di parlare con Emanuele Cani di questi argomenti e speriamo vivamente che sia possibile.    

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Piano energetico, l’assessore Cani: «Dobbiamo eliminare la dipendenza dal carbone» – La Nuova Sardegna

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