Il 5 novembre 2025, sul sito ufficiale della Regione Sardegna, l’Assessore degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica, Francesco Spanedda, è intervenuto in merito all’approvazione della Proposta di Legge n. 146. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere la Legge Regionale n. 20/2024 più chiara ed efficace nell’attuazione della transizione energetica, in particolare riguardo ai finanziamenti, agli impianti sui tetti dei centri abitati, alle aree industriali e all’uniformità delle istruttorie comunali. Condividiamo pienamente l’importanza di una normativa che promuova la diffusione delle energie rinnovabili e garantisca trasparenza e coerenza nell’applicazione delle regole. Tuttavia, come associazione di sostenitori del settore, non possiamo ignorare le gravi criticità che, a nostro avviso, questa iniziativa legislativa continua a presentare. Rischi che potrebbero compromettere, piuttosto che favorire, la tanto attesa transizione energetica.

⚖️ L’Ombra della Moratoria: Un Potere Reiterato e Illegittimo?

La principale preoccupazione riguarda la reintroduzione di una moratoria (art. 7 bis della PL 146), misura che appare in evidente contrasto con la giurisprudenza costituzionale.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 28 dell’11 marzo 2025, ha già dichiarato illegittima la precedente moratoria introdotta con la Legge n. 5/2024, poiché contraria alle normative nazionali ed europee sulla transizione energetica. Reiterare ora una disposizione già giudicata incostituzionale, a pochi mesi di distanza, è un atto irresponsabile oltre che nuovamente illegittimo.

Se davvero l’obiettivo è la chiarezza, una norma con tali profili di illegittimità genererà nuova incertezza, bloccando ulteriormente il settore e aprendo la strada a nuovi contenziosi, anche di natura risarcitoria.


📉 Rischio di Blocco e Perdita di Credibilità Istituzionale

L’Assessore Spanedda afferma che il lavoro in corso mira a rendere la transizione “più ordinata, più equa e più sostenibile per i territori”. Tuttavia, la reiterazione di norme già contestate e l’atteggiamento ostruzionistico – come il voto contrario che ha impedito l’intesa in Conferenza Unificata del 29 ottobre 2025 sulle misure correttive al Testo Unico Rinnovabili – stanno già producendo l’effetto opposto nei confronti degli operatori del settore che sono attori protagonisti della transizione energetica e non nemici da combattere.

Il rischio concreto e ormai alle porte (nel 2026) è che lo Stato eserciti i poteri sostitutivi, qualora la Sardegna non raggiungesse i target annuali sulla quota di energia rinnovabile previsti dal DM Ambiente del 21 giugno 2024: ad oggi questi target sono molto indietro rispetto a quanto richiesto dallo stato centrale anche a causa dello stop imposto dalla Regione sin dal suo insediamento.

Un simile scenario minerebbe la credibilità delle istituzioni regionali, non solo nei confronti dello Stato, ma anche verso cittadini e operatori del settore.


🏭 Limiti nelle Aree Industriali: Un’Occasione Mancata

Un’ulteriore criticità riguarda le prescrizioni inserite in questa nuova legge relative alle aree industriali, spesso considerate come “aree idonee”. La normativa fissa limiti percentuali per l’installazione di impianti fotovoltaici che appaiono del tutto insufficienti per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione stabiliti dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC).

In particolare:

  • Aree libere dei lotti edificati: limite al 60% della superficie fondiaria del lotto.

  • Lotti non edificati in porzioni infrastrutturate: limite al 20%, incrementabile fino a un massimo del 35% della superficie territoriale della zona.

Questi vincoli risultano eccessivamente restrittivi e finiscono per ridurre drasticamente il potenziale di installazione del fotovoltaico anche nelle aree idonee ex lege, in contrasto con la tanto invocata “semplificazione” per le aree industriali. La decarbonizzazione richiede invece uno sforzo ben più ambizioso in termini di superfici disponibili dal momento che bisogna al più presto rimpiazzare le fonti di produzione di energia elettrica da fonti fossili che oggi producono ancora più del 70% dell’energia dell’isola con importanti impatti ambientali e sociali attorno alle aree industriali.


Quali Dati Sostengono il Presunto Pieno Contributo agli Obiettivi Europei?

L’Assessore Spanedda ha dichiarato che “le aree idonee individuate dalla legge 20 già consentono alla Sardegna di contribuire pienamente agli obiettivi europei di produzione da fonti rinnovabili”.

Ma su quali basi oggettive si fonda tale affermazione?

Ad oggi, la Regione non ha condotto alcun monitoraggio sulle autorizzazioni di nuovi impianti FER a terra rilasciate in base alla Legge 20/2024. Al contrario, riscontriamo una quasi totale paralisi del settore.

Se l’Assessore fa riferimento allo studio dell’Università di Cagliari – citato dagli avvocati regionali davanti alla Corte Costituzionale e richiamato in aula da alcuni consiglieri di maggioranza – rispondiamo con certezza che i numeri illustrati non sono veritieri: infatti lo studio non è mai stato reso pubblico, né sottoposto alla verifica della comunità scientifica o degli operatori.

In assenza di dati reali e verificabili, non è possibile sostenere che la Sardegna stia realmente contribuendo agli obiettivi europei. L’uso di analisi non accessibili non favorisce certo la trasparenza e la chiarezza che la Regione dichiara di perseguire.


🛣️ Il Futuro della Sardegna: Innovazione o Blocco?

Come Sardi per le rinnovabili, non possiamo che denunciare un atteggiamento che, pur dichiarando intenti lodevoli, nei fatti paralizza un intero comparto composto da centinaia di operatori sardi. La nostra Isola ha oggi l’opportunità di compiere un vero salto tecnologico e ambientale, puntando su un modello sostenibile capace di generare benefici ambientali, nuova occupazione, recupero dei terreni agricoli abbandonati (attraverso l’agrivoltaico avanzato) e importanti misure di compensazione per i territori ospitanti oltre alle note riduzioni dei costi dell’energia e delle emissioni inquinanti che nel nostro territorio continuano a generare malattie e morti premature.

Eppure, a fronte di questa occasione storica, assistiamo a una miopia politica che sembra inseguire il miraggio del metano – un combustibile ormai superato nel resto d’Italia e d’Europa. Nel frattempo, decine di giovani professionisti continuano a lasciare la Sardegna per poter lavorare nel settore delle rinnovabili altrove, dove innovazione e sostenibilità vengono realmente incoraggiate con un conseguente impoverimento in capitale umano per la nostra Regione.

Auspichiamo che il Consiglio Regionale, in questa fase cruciale, sappia compiere una scelta lungimirante, coerente con gli obiettivi europei e, soprattutto, con l’interesse di un futuro sostenibile e prospero per la Sardegna.

Anche solo associandoti puoi fare la differenza:

👉 https://lc.cx/mh76ZO

📲 Seguici sui nostri canali social:

🔹 Instagram: https://lc.cx/BGOM7O

🔹 Facebook: https://lc.cx/Yl3pj9

🔹 LinkedIn: https://lc.cx/cLcQC0

🔹 TikTok: https://lc.cx/JTZkgv

🔗 Scopri di più su: https://lnkd.in/gTxetv-K